Maràn athà

Oggi è la festa dei nostri Angeli Custodi

Inviato il 2/10/2008 a 10:43

Festa degli Angeli Custodi

Un'anima non è mai senza la scorta degli Angeli, questi spiriti illuminati sanno benissimo che l'anima nostra ha più valore che non tutto il mondo. San Bernardo di Chiaravalle

Noi tutti siamo stati affidati da Dio ad un Angelo custode a cui, ogni nuovo giorno, dovremmo chiedere consiglio, forza spirituale e saggezza. Ogni sera dovremmo poi ringraziarlo per tutte le volte in cui ci ha aiutato anche senza che noi ne fossimo consapevoli.

Una breve preghiera per la Divina ed angelica protezione della casa, dei bambini, dei vecchi e degli ammalati, ripetuta giornalmente, assicurerà i loro privilegi e darà alla casa una atmosfera di bellezza e di pace.

Per questo ricordiamoci oggi, nella loro festa di questi nostri amici,che ci aiutano, ci assistono e ci guidano nel cammino della nostra vita.
Ricordiamoli con una preghiera:

Angelo mio protettore, dammi la forza di realizzare i propositi di crescita interiore, di collaborazione e di servizio. La mia volontà è pura, potenziala con la tua forza. Aiutami nelle cose quotidiane, in quelle materiali e spirituali. Sviluppa in me le tue doti, che io veda i miei difetti e che possieda compassione e pazienza. Guida i miei pensieri, desideri ed azioni verso ciò che è più giusto per la mia crescita spirituale e dammi la capacità di accettare ciò che non riesco a comprendere. Così sia.

Inviato il 30/9/2008 a 08:54

Gesù è risorto!

Inviato il 30/9/2008 a 08:54

L'inganno dello spiritismo

Inviato il 29/9/2008 a 03:55

L'INGANNO DELLO SPIRITISMO
Carlo Climati

Il dramma della supremazia del più forte sul più debole è alla base della maggior parte dei problemi della storia umana: guerre, ingiustizie, disparità sociali, fame e povertà. E' lo stesso meccanismo che caratterizza uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi tempi: l'aumento di interesse nei confronti dell'esoterismo e della superstizione.

Che cos'è l'esoterismo? Con questa parola s'intende tutto ciò che dovrebbe essere conosciuto da una ristretta cerchia di persone: un particolare tipo di magia, le tecniche per la lettura delle carte o le formule per la presunta evocazione degli spiriti. 

L'esoterismo è qualcosa di misterioso, di segreto, di occulto. Perciò, di fatto, è un modo per esercitare un potere nei confronti di chi sta attraversando un momento di debolezza o di difficoltà. E' esattamente ciò che fanno gli astrologi, i presunti "medium", i cartomanti e i maghi di ogni genere. 

Una delle peggiori forme di esoterismo è certamente lo spiritismo, che oggi si manifesta attraverso diverse maschere: dalle classiche sedute per "comunicare" con i morti ai fenomeni di "scrittura automatica", tramite i quali i defunti "detterebbero" parole o frasi. Ci sono squadre di "acchiappafantasmi", che sostengono di liberare le case dagli "spiriti", registrando le "voci" dei morti o scattando "fotografie" di misteriose "entità". Infine, non mancano assurdi gruppi di "spiritisti cristiani", i quali pretendono di conciliare certe pratiche esoteriche con la Bibbia (che, in realtà, le ha sempre sconsigliate).

Il fatto più grave è la strumentalizzazione del dolore. Gli spiritisti, per colpire, approfittano dei momenti di debolezza di chi soffre per la perdita di una persona cara. Propongono una strada che, inizialmente, sembra donare sollievo, ma che con il tempo conduce sul terreno della dipendenza e dell'alienazione. 

Storicamente, l'esoterismo è sempre stato in contrasto con il Cristianesimo. Gesù è l'anti-esoterico per eccellenza. E' l'uomo che combatte i rituali vuoti, i mercanti del sacro e gli sprechi di parole dei pagani. E' un Dio che semplifica tutto e che dichiara d'essere presente ovunque ci siano persone riunite nel suo nome.

E' nella semplicità del messaggio evangelico che bisogna trovare le risposte agli interrogativi della vita. Non nei maghi o negli spiritisti. Questi signori si presentano con il volto sorridente e amichevole di chi finge di alleviare il dolore delle persone. Ma non sono altro che lupi travestiti da agnelli. 

Dio ti dice

Inviato il 29/9/2008 a 03:45
IO SONO IL TUO IO SONO IL TUO DIO

IO SONO IL TUO DIO

Io sono il tuo Dio e ti stò vicino, non puoi avere di più sulla terra,
solo io posso riempire il tuo cuore.
Sei solo ? Io ti farò compagnia
Nessuno ha una parola buona per te?
Ricorri con fiducia al mio cuore e ti esaudirò.

Io sono il tuo Dio e ti resto fedele anche quando ti mando la croce
per
Se sei stanco e la strada ti sembra lunga,
se ti accorgi che hai sbagliato strada,
...Non lasciarti portare dai giorni e dai tempi, Ricomincia.

Se la vita ti sembra troppo assurda,
Se sei deluso da troppe cose e da troppe persone
...Non cercare di capire il perché, Ricomincia.

Se hai provato ad amare ed essere utile,
Se hai conosciuto la povertà dei tuoi limiti,
...Non lasciar là un impegno assolto a metà, Ricomincia.

Se gli altri ti guardano con rimprovero,
Se sono delusi di te, irritati,
...Non ribellarti, non domandar loro nulla, Ricomincia.

Perché l'albero germoglia di nuovo dimenticando l'inverno,
Il ramo fiorisce senza domandare perché,
E l'uccello fa il suo nido senza pensare all'autunno,
Perché la vita è speranza e sempre ricomincia...

Io sono il tuo Dio e penso a te.....dall'eternità ho pensato a te
e per te ho dato il mio sangue e la mia vita,
come posso dimenticarmi di te!!!!!!.

Io sono il tuo Dio e tutto dispongo per il tuo meglio
se ora non lo capisci un giorno lo vedrai con tutta la chiarezza e mi ringrazierai.

Io sono il tuo Dio, ti amo fedelmente, conosco tutto ciò che affligge il tuo cuore,
vedo ogni sguardo, ascolto ogni parola che ti contraria.
Accetta tutto con tranquillità e pace perché sono io che permetto
affinché tu perseveri. Restami fedele affinché il mio cuore te ne ricompensi,

Io sono il tuo Dio, il mondo passa, il tempo fugge, gli uomini scompaiono,
la morte tutto ti rapisce, una sola cosa ti resterà, il tuo Dio.
Io sono il tuo Dio e ti stò vicino, non puoi avere di più sulla terra,
solo io posso riempire il tuo cuore.
Sei solo ? Io ti farò compagnia
Nessuno ha una parola buona per te?
Ricorri con fiducia al mio cuore e ti esaudirò.

Io sono il tuo Dio e ti resto fedele anche quando soffri,
per quanto pesi

Io sono il tuo Dio e penso a te.....dall'eternità ho pensato a te
e per te ho dato il mio sangue e la mia vita,
come posso dimenticarmi di te!!!!!!.

Io sono il tuo Dio e tutto dispongo per il tuo meglio
se ora non lo capisci un giorno lo vedrai con tutta la chiarezza e mi ringrazierai.


 

La preghiera di Lode

Inviato il 29/9/2008 a 03:39

LA PREGHIERA DI LODE
Breve guida alla preghiera di lode

I. RINNOVAMENTO DELLA PREGHIERA DI LODE

La Lode è la Preghiera dominante, nei gruppi carismatici.
Non tanto come uno sforzo umano di rinnovamento, ma, molto di più, come una manifestazione spontanea dello Spirito, come uno zampillo che sgorga dal cuore, come da una fonte. E, realmente, lo Spirito Santo è anche uno Spirito di glorificazione: dove Lui si fa presente, si manifesta anche la sua gloria, che inebria, che avvolge, che crea clima ed atmosfera. Basta ricordare i numerosi testi della Bibbia in proposito e costateremo che, dove si ebbero manifestazioni dello Spirito, la lode e la glorificazione erano le sue manifestazioni naturali.

A Pentecoste, gli apostoli e i discepoli "furono tutti pieni di Spirito Santo, e iniziarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" lasciando una moltitudine di ebrei stupefatta in quanto li udiva proclamare, nelle varie lingue, le meraviglie di Dio (At 2,1-13).

Nella casa del centurione Cornelio, "Pietro stava ancora parlando quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo, li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio " (At 10,44-46).

Maria, madre del Signore, colma di Spirito Santo cantò l'impareggiabile lode: L'anima mia magnifica il Signore (il Magnificat), ancora oggi pregato o cantato centinaia di migliaia di volte, tutti i giorni nel mondo.

Potremmo esaminare, inoltre, i personaggi biblici: Simone e Zaccaria, descritti in L. 1 e 2.

Il medesimo fenomeno di esplosione di lode accade nei nostri giorni. Quando lo Spirito si effonde, quando lo Spirito si manifesta, i cuori si infiammano e lo Spirito stesso incita e porta alla lode ed alla glorificazione di Dio.

Pertanto, la lode, nelle riunioni di preghiera carismatiche, è più una conseguenza dell'azione dello Spirito Santo che, piuttosto, un effetto dell'impegno della mente umana.

In cosa consiste, allora, la preghiera di lode? E che significa lodare?

Lodare è elogiare. E' applaudire. E' congratularsi. E' parlare bene di qualcuno. E' ingrandire ed esaltare.
Lodare è elogiare Dio - Padre, Figlio e Spirito Santo - per qualche motivo reale, chiaro, evidente, concreto.
Lodare è applaudire e congratularsi con Dio per le sue opere meravigliose, realizzate nel mondo, nell'uomo, in noi. Quando vediamo queste opere, rimaniamo meravigliati e il nostro cuore si esprime con la lode.

Signore, mio amato Padre, nel guardare papà e mamma che stanno seduti insieme, conversando, io vedo e ammiro la tua bontà. Tu li hai creati meravigliosi e pieni di tante qualità. Li hai arricchiti con tanti doni e li hai conservati nel bene. In questo lo vedo, lodo e benedico la tua bontà. Tu sei veramente buono e grande. A te tutta la mia lode e la mia ammirazione. Ti ringrazio, mio Dio, peri miei genitori! Che tu sia lodato e benedetto!

Un giovane padre, nel guardare suo figlio, si rivolge al Signore lodandolo e ringraziandolo:

Come è bello, perfetto, sano e intelligente questo mio figlio! Tu sai, Signore, che egli è opera tua! £ un'opera d'arte!
Ti lodo e ti benedico per questo capolavoro che hai fatto: mio figlio! Ti ringrazio per avermi scelto come strumento efficace perché mio figlio potesse esistere. Grazie per averlo fatto mio figlio! Grazie, Signore l

Già da questi due esempi, si può vedere come la lode sia l'espressione sensibile di un cuore che riconosce le opere di Dio e le sa apprezzare: dalla lode del cuore si passa così alle espressioni verbali quali esplicitazione dei sentimenti del cuore.

2. MOTIVI PER LODARE DIO

I mille motivi che tu hai per lodare e glorificare Dio possono essere riassunti in tre gruppi:

- in primo luogo, tu lodi Dio per quello che lui è,
- poi lodi Dio per ciò che lui ha fatto e fa nel creato;
- in fine lo lodi per quanto ha fatto per te, personalmente, e per quanto continua e continuerà a fare.

Lodare Dio per ciò che Lui è

Se contempli la persona di Dio, le sue qualità e i suoi attributi, ne resti ammirato; allora tu ne fai una lode ben meritata. Pensando a Dio, contemplandolo, che cosa percepisci in Lui? Percepisci che lui è Dio, e lo lodi perché lui è il Signore e non una creatura soltanto. Lui è Padre, Santificatore, Unico, Onnipotente, Buono, Saggio, Misericordioso, Paziente, Fedele, Onnipresente, Amabile, Santo, Bello, Artista, Provvidente e chissà quante altre cose si potrebbero dire.

Puoi usare ciascuno di questi attributi per lodare Dio e per esaltarlo. Puoi prendere come tema della lode, per esempio, la bontà di Dio: lodalo perché è buono, perché effettivamente hai motivo per constatare la sua bontà. Ne parli, ne canti, ne esalti la bontà. In questa maniera puoi prendere ciascuno dei suoi attributi, ciascuna delle sue qualità che scopri, ammiri e sperimenti personalmente e fare di esse il tuo motivo per lodarlo, glorificarlo, esaltarlo.

Loda Dio per quello che lui ha fatto e fa nel creato

Esamina, guarda, contempla, le opere meravigliose di Dio e, incantato, fanne la lode che merita.
Lodalo per tutta la creazione: il sole, la luna, il mare, i venti, gli alberi, gli alimenti, l'atmosfera. Puoi lodare Dio anche per alcune realtà che non sempre suscitano la nostra ammirazione perché spesso non vengono usate nel modo migliore quali la benzina, tutti i metalli, l'asfalto, le medicine. In realtà tutto può provocare la tua lode perché tutto ciò che vedi, tutto ciò che sai ammirare e puoi conoscere, viene, direttamente o indirettamente, dalla mano potente e buona di Dio. A molto facile lodare il Signore perle opere meravigliose delle sue mani sapienti e onnipotenti. Prova a farlo.

Loda Dio per ciò che lui ha fatto per te, personalmente, e per quanto continua e continuerà a fare.

Guarda te stesso. Guarda che meraviglia sei, e quante cose grandi Dio ha fatto per te.
Puoi lodare Dio per il dono della vita, per il tuo corpo, per la tua salute, per gli occhi per l'udito, per la tua voce, per il tuo cuore e per la circolazione del sangue.. Puoi lodarlo per i tuoi genitori, fratelli, figli, marito o moglie, per gli amici. Puoi lodarlo per le tue capacità intellettuali emotive e fisiche. Infine per tutto ciò che tu sei e possiedi per suo dono.
Questa lode è la più semplice, perché ti tocca personalmente nelle tue esperienze quotidiane.

Abbiamo visto tre grandi motivi per lodare Dio.
Tra questi il più importante è il primo: lodare
Dio per ciò che lui è.
Certamente all'inizio è molto difficile, se non sei stato educato nelle tue abitudini religiose a guardare verso Dio, contemplandolo e ammirandolo. Tuttavia, nella misura in cui tu cresci nella conoscenza di Dio, nel suo amore, nel tuo rapporto personale con lui, sarai più impressionato dalle sue qualità, e sentirai sempre di più l'impulso ad ammirarlo e a lodarlo.

Sarebbe bene se ti fermassi qui: iniziare una preghiera di lode, esercitandoti per più tempo, e per vari giorni di seguito, seguendo lo schema dei tre gruppi di motivi che abbiamo indicato.

Esercizi di lode
Partiamo dal principio che si impara a pregare pregando.
Ti suggerisco di fare alcuni esercizi di lode per sviluppare la tua capacità di lode. Ti espongo alcuni suggerimenti; poi tu userai la tua creatività e intelligenza per scoprire molti altri esercizi e motivi di orazione e di lode.

Loda Dio per ciò che egli è:

- Dio è creatore.
In spirito e atteggiamento di preghiera lodalo perché è creatore. Lodalo per la capacità che ha di creare. Per la creazione di tutte le cose. Per la sua "creatività nel creare". Lodalo per aver creato tutto con amore. Lodalo per l'arte, il buon gusto, la bellezza della creazione. Continua a scoprire le meraviglie della creazione e a lodarlo per esse.

- Dio è buono.
Lodalo per la sua bontà. Per la bontà dimostrata nella creazione.
Per la bontà che tu hai sperimentato nella tua vita e nella vita dei tuoi conoscenti. Lodalo, infine, per tutto ciò che percepisci e che si manifesta grazie all'immensa bontà di Dio.

- Dio è giusto.
Lui è la vera giustizia. Rifletti sopra la giustizia di Dio e lodalo.

- Dio è onnipotente.
Lodalo per il suo infinito potere e specialmente quello sperimentato nella tua vita. Loda Dio per la potenza della sua capacità creativa.

- Dio è misericordioso.
Rifletti un momento sulla misericordia divina, poi loda il Signore per l'immensità della sua misericordia.

- Dio è unico.
E' unico ed è Trinità. E' Santo, Forte, Onnisciente, Saggio, Bello, Artista, Onnipresente, Paziente e Fedele. Dio è Padre, è Santificatore, Amante e Amabile, Provvidente...
Loda Dio per questi e per altri motivi che trovi contemplandolo, amandolo e lodandolo.

Loda Dio per ciò che lui fa e ha fatto

Loda Dio per tutta la creazione.
Lodalo per quelle opere create che ammiri di più, per quelle che sono più importanti, per quelle che sono più belle, per quelle che ti servono tutti i giorni, in ogni momento. Loda il Signore per i minerali, per i vegetali, per gli animali per tutti gli uomini. Sono milioni le opere fatte da Dio, e ciascuna è meravigliosa e singola: essa merita tutta la tua lode.
Apri gli occhi... loda Dio per tutto ciò che vedi. Ascolta.... e loda per tutto ciò che senti. Usa il tatto, le mani... e lodalo per tutto ciò che Puoi toccare...

Loda Dio Per ciò che lui ha fatto per te

Dio ti ha creato:
lodalo per la tua vita, per il tuo corpo, per i tuoi occhi, l'udito, la bocca, le mani, la circolazione sanguigna,
Dio ha creato Per te tante persone:

lodalo per i tuoi genitori, per i tuoi fratelli o sorelle, per tuo marito o tua moglie, per i tuoi figli per gli amici, per i vicini, per coloro che lavorano con te.
Dio ha creato per te questo mondo tanto importante:
lodalo per tutte le cose di cui hai bisogno tutti i giorni. Lodalo per l'aria che respiri, per l'acqua, per gli alimenti, per gli indumenti che indossi, per la tua casa, gli oggetti di uso comune....

Questi esercizi, realizzati con interiorità e intelligenza, accresceranno la tua capacità di pregare spontaneamente, di lodare Dio con libertà e una crescente facilità. Faranno maturare la tua fede, il tuo amore e la tua ammirazione nel nostro Dio, tanto meraviglioso.
Ai responsabili del gruppo raccomando che insegnino questi motivi di lode, nei gruppi di preghiera, e che, con intelligenza, facciano esercizi di lode, per sviluppare le capacità di preghiera di tutti i membri del gruppo. Non devono insegnare tutto, o molto in ogni riunione: che insegnino piccole parti e facciano qualche esercizio pratico. Che le guide del gruppo, leggendo questi esercizi facciano un programma, un piano di esercizi da applicare nelle riunioni di preghiera.

N D R: Ovviamente, per la tradizione tipica del Rinnovamento nello Spirito italiano, basata principalmente sulla spontaneità della preghiera personale e comunitaria, può sembrare strano o suonare male il concetto o l'esortazione dell'autore perché i capigruppo sollecitino i partecipanti al gruppo di preghiera a fare "esercizi" di preghiera di lode.
In realtà l'autore intende ricordare che occorre spiegare sempre meglio e ricordare frequentemente, per nuovi ed anziani, quanto sia importante la preghiera di lode. Alla esortazione potrà dunque essere unito, con profitto, l'esempio pratico, concreto, che si potrà vedere esercitato, applicato dai responsabili del gruppo di preghiera.

3. CARATTERISTICHE DELLA PREGHIERA DI LODE

Nell'approfondire la nostra riflessione sulla lode, incontreremo caratteristiche speciali di questa orazione tanto importante e finora tanto dimenticata.

La lode: una forma di preghiera tanto antica e che mai cesserà

La preghiera di lode è tanto antica quanto la creazione ed è anche il senso proprio della vita dell'uomo.
Perché è stato creato l'uomo? Dio l'ha creato per farlo partecipe della sua vita, del suo amore e della sua felicità. L'uomo-creatura, sentendosi totalmente felice, è indotto spontaneamente a rivolgersi a Dio nell'adorazione e nella lode.
La lode dovrebbe sgorgare naturalmente dal suo cuore.
Il problema della spontaneità della lode, nella bocca e nel cuore dell'uomo, risiede nel fatto che il peccato è entrato nella sua vita. A causa del peccato originale e del peccato personale attuale, l'uomo si è allontanato e spesso, purtroppo, continua ad allontanarsi da Dio. Così si sente orfano, infelice, vuoto, cieco. Non percepisce più le meraviglie di Dio, dell'uomo, del mondo. L'uomo si sente freddo e quasi incapace di amare e di lodare il suo Dio.

Se non avesse peccato, e se non peccasse, la lode sarebbe tanto naturale all'uomo quanto il respirare, il mangiare, o il vivere.

Quanto più uno è incolume e libero dal peccato e dai legami, tanto più gli si aprono gli occhi e si accende il cuore per lodare Dio.
In cielo, poiché non c'è peccato, e nessuna sua conseguenza, la lode è perenne. In cielo, l'ammirazione e la meraviglia suscitate dalla contemplazione della visione beatifica di Dio sono tali che nessuna delle anime beate cessa mai, o può trattenersi, dal lodare e glorificare l'Altissimo in tutta la sua gloria e magnificenza.
Siamo stati creati per la lode e la gloria di Dio. Dopo il peccato siamo stati riscattati per la lode della sua gloria (cf Ef 1, 13 -14).

La lode è biblica

La Bibbia ci mostra che fummo creati a lode della gloria di Dio, ed infatti la Scrittura contiene molti inni e salmi a lode e glorificazione di Dio.
Tutti i grandi personaggi della Bibbia che hanno compiuto le grandi gesta per il Signore, hanno poi anche celebrato la potenza e la grandezza del suo intervento su di loro con grandi inni di lode.
Conosciamo le gesta concrete di adorazione e di lode fatte, per esempio, da Abramo, Abele, Melchisedec. Sappiamo, attraverso la Scrittura, di tanti sacrifici dei popolo di Dio, offerti per adorare, lodare e ringraziare. Conosciamo anche gli inni di lode di Mosé (Es 15,1-13; Dt 32,1-2), i vari inni di Daniele (Dan 3), gli inni di Tobia (To 13, 1 - 10) e per lo meno una decina di inni di Isaia, oltre ai molti lasciati dagli altri profeti.

Il Nuovo Testamento ci dà inni di lode meravvigliosi come il Magnificat di Maria, il Nunc dimittis di Simeone, il Benedictus di Zaccaria e gli inni di S. Paolo.
Un riferimento particolare ai salmi di Davide: una buona parte dei 150 salmi è di lode; sarà difficile incontrare un salmo che non contenga, almeno, una strofa o un verso che non lodi Dio.

Esercizi di lode, per mezzo della Bibbia

- Nel tuo prossimo momento di preghiera personale, apri la Bibbia al libro dei salmi.
Scegline uno fra i numeri 144 e 150 o un altro. Leggilo lentamente, ad alta voce. Analizza H contenuto della lode. Poi cerca di fame tue le parole e prega per mezzo di esso, lodando Dio. Per tutto il tempo che ti dovesse essere utile, fai la stessa cosa ogni giorno, con altri salmi di lode o con i grandi inni di lode lasciati dai personaggi della Bibbia. In questo modo ne assimilerai i contenuti e li renderai i tuoi inni di lode.
- I capigruppo diano un insegnamento concreto sulla lode attraverso la Bibbia, e inducano i partecipanti ad usare salmi ed inni sia per l'orazione persona le che per quella comunitaria.
Dopo aver chiesto aiuto allo Spirito Santo, chi guida materialmente la preghiera comunitaria può scegliere un inno o un salmo e invitare i presenti ad ascoltare, prima, la lettura che se ne fa. Tanto la lettura che l'ascolto devono essere fatti con calma e particolare attenzione.
Successivamente, la guida potrà esortare i partecipanti a lodare il Signore sulle parole che hanno ascoltato e letto; così come si potrà indicare di usare le stesse parole della Scrittura per iniziare la lode e poi usarne di proprie per proseguire.
- Durante un altro incontro, chi guida la riunione di preghiera potrà chiedere ai presenti di scegliere ciascuno un suo inno o salmo di lode. Dopo che ciascuno avrà letto la sua Parola, tutti potranno lodare Dio ripetendo uno o più versetti che maggiormente hanno toccato il loro cuore.
Naturalmente, alla lode proclamata potrà essere alternata quella cantata in un tutt'uno armonico.
Queste lodi con i salmi, oltre a rendere la riunione di preghiera più ricca, creano, nei membri del gruppo, tanto il gusto per i salmi in se stessi, quanto per la preghiera, per mezzo di essi.
E' indispensabile, comunque, che il capogruppo o chi guida la preghiera comunitaria faccia in modo che tutto si svolga in modo molto semplice e con la massima spontaneità, e quindi, che in tutte le riunioni la lode dei presenti sia il filo conduttore dell'incontro; talvolta siamo senza parole per lodare, o senza ispirazione: in questi momenti i salmi ci aiuteranno molto a pregare e lodare.

La lode è liturgica

La liturgia della Chiesa ha tra i suoi principali obiettivi quello di portare il popolo di Dio alla lode del Signore.
L'Eucarestia stessa, è il più grande atto di lode che fu offerto da Gesù al Padre suo e nostro, a nome di tutti coloro che credono in lui.
La celebrazione del Culto Divino, dei Sacramenti, dell'Eucaristia è costantemente scandita da espressioni o preghiere di lode. Nella Santa Messa il Gloria è il grande inno che esprime il momento di lode del popolo riunito.
La preghiera eucaristica,
nelle sue forme diverse, vuole per sua introduzione il canto del trisagio angelico Santo, Santo, Santo che, per contenuto e solennità, si pone come preghiera di lode per eccellenza.

Esercizi di lode attraverso testi liturgici

- Cerca nel tuo Messalino un inno di gloria e leggilo attentamente analizzando i motivi di lode presentati al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Falli tuoi e loda la Trinità.
Nella prossima riunione di preghiera puoi usare quell'inno per aiutare i fratelli a pregare, invitando tutti a lodare attraverso quello stesso inno. Puoi fare la stessa cosa con varie altre orazioni liturgiche e in altre riunioni di preghiera.
I responsabili dei gruppi insegnino, spieghino, diano esempi concreti, aiutino i loro fratelli e sorelle a scoprire la ricchezza della lode presente nella liturgia. Spingano i partecipanti a fare in modo che gli inni e le lodi della liturgia siano introdotti naturalmente e spontaneamente nelle riunioni di preghiera.
Sarà bene che i responsabili di un gruppo di preghiera si interessino perché la lode , che è frutto della lettura-meditazione di testi tratti dalla Scrittura o dalla Liturgia, sia sempre presente, o almeno lo sia spesso, come conseguenza immediata della ricerca personale in questo senso da parte di ciascuno dei partecipanti e non solo da parte di chi guida la preghiera.

La lode è una orazione potente

Quando lodi Dio per le sue qualità e opere, è come se `provocassi" nel suo cuore, tutta la potenza del suo amore. Sì: l'amore di Dio è potente ed efficace.
Ed è così perché Dio ti ama e realizza qualcosa di concreto per il tuo bene. Con la lode attiri su di te l'amore potente di Dio, che si manifesterà in opere concrete, e talvolta meravigliose.
Persone con problemi di salute, o vizi, o problemi familiari, problemi di lavoro, di convivenza, quando hanno lodato Dio con sincerità, sono state gratificate con soluzioni meravigliose per i loro problemi. Sono numerose le testimonianze in questo senso.
(Consiglio il libro La potenza della Lode, di M.R. Carothers; Editrice Uomini Nuovi, Marchirolo-Varese).

La lode è una preghiera che libera

Questa è un'altra caratteristica della lode: essere una forza liberatrice. Essa attira su di te la potenza liberatrice di Dio per scioglierti da qualsiasi potere che ti domini.
La lode attira la grazia del potere divino per liberare dai peccati, dai vizi, da problemi psichici, morali, di soggezione al male, da contagi maligni.
Persone schiave della timidezza, di forme di chiusura mentale, di rifiuto di se stessi, repulsione del proprio fisico e di parti del proprio corpo e di complessi in genere, quando lodano Dio per tutte le sue qualità e capacità, si sentono liberate e guariscono. Persone cariche di odio, invidia, sentimenti di vendetta.... quando lodano Dio per i lati buoni delle persone che le hanno ferite, si sentono curate e liberate. (Consiglio il libro La Lode che libera di M.R. Carothers).

La lode genera allegria e ottimismo

La vera preghiera di lode è fonte privilegiata di allegria e di ottimismo.
Quando loderai Dio per le sue opere in genere, e, in particolare per quelle che lui ha realizzato in te, nella tua persona e nella tua vita, sorgeranno spontanei allegria e ottimismo di vivere, lavorare, servire, essere utile, impegnarsi.
La lode ci apre gli occhi sul lato buono del mondo, delle persone, della vita, della nostra persona e vita.
I pessimisti, coloro che hanno sofferto nella vita, quelli che si lamentano troppo delle difficoltà del mondo, le persone travagliate, rinunciatarie, quando praticano l'orazione di lode con perseveranza, sperimentano il sollievo che ne deriva, percepiscono il nascere ed il crescere dell'allegria, dell'ottimismo, della volontà di vivere e di servire.

La lode genera l'amore di Dio

Accanto all'orazione di contemplazione, la lode è una forma di preghiera che suscita, risveglia, e provoca maggiormente l'amore di Dio nel tuo cuore.
Nella misura in cui lodi Dio per le sue qualità, opere e gesta d'amore, ne rimani sempre più affascinato.
Coloro che si danno quotidianamente alla preghiera di lode si sentono ogni giorno più appassionati di Dio, si trovano inondati dal suo amore, finiscono per sentirsi amati e si lasciano amare da Lui senza paura o restrizioni.
Ai capigruppo consiglio di riflettere su questa realtà della lode, e poi assimilarla con la pratica, insegnandola - in piccole dosi - nelle riunioni di preghiera, educando i partecipanti e insistendo con loro, perché coltivino la pratica di lodare Dio in tutta la loro vita, e non soltanto negli incontri di preghiera. Che il capogruppo si senta il responsabile e il maestro necessario perché i partecipanti apprendano e usino la lode come orazione personale e comunitaria. Insisto: è importante che il responsabile progetti, studi un programma di insegnamento e di crescita per i membri del gruppo.

4. LA LODE DELL'UOMO NELLA SUA GLOBALITA

Molto, molto più di qualsiasi altra forma di preghiera, la lode può e dovrebbe essere realizzata attraverso l'impegno e la partecipazione di tutto il nostro essere: spirito, intelligenza, volontà, immaginazione, emozione, posizioni dei corpo, gestualità, voce, strumenti musicali...
Pregando con i salmi di lode, scopriamo che lo Spirito Santo ci invita ad utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione perché la lode sia piena, allegra, creativa, sublime, avvolgente e persino esuberante. Leggi il salmo 150: Lodatelo con squilli di tromba - lodatelo con arpa e cetra; lodatelo con timpani e danze - lodatelo sulle corde e sui flauti, oppure leggi il salmo 149:

cantate al Signore un canto nuovo..
Lodino il suo nome con danze... le lodi di Dio sulla loro bocca....
Qualsiasi posizione fisica, purché adatta alla presenza della Paternità e della Maestà di Dio, può essere adatta anche per la lode, anche se, per esperienza, sembra che la migliore sia quella in piedi con le braccia ben alzate e un poco aperte.
Si può cantare una lode ed accompagnarla con tutti i generi di strumenti, così come si può battere il ritmo del canto con le mani.
Tutto questo deve nascere spontaneamente, dalla creatività del cuore che ama e che vuole lodare Dio. Senza l'ispirazione del cuore, queste manifestazioni esterne non hanno un grande significato. Ma quando esprimono una spinta del cuore si trasformano in una espressione valida di lode e comunicazione con Dio.

5. INTRODURRE LA LODE NELLA VITA

Perché tu possa partecipare profondamente alla preghiera carismatica devi apprendere, esercitare e vivere nella tua vita la meravigliosa, potente e così sublime preghiera di lode.
Chi non loda Dio, liberamente, allegramente, anche piacevolmente, nella sua vita di preghiera personale, particolare, non potrà mai partecipare con gioia alle riunioni di preghiera comunitaria.
Il mio desiderio è questo: che leggendo, meditando e apprendendo la bellezza della preghiera di lode, tu cominci a introdurre o approfondire, ogni volta di più la lode nella tua vita, nel tuo quotidiano.
Desidero che lodi molto Dio con tanta creatività, intelligenza e buon gusto, utilizzando queste conoscenze e molte altre, perché la tua preghiera sia piena e degna di questo nostro Dio tanto meraviglioso.
Vorrei incitare i capi-gruppo perché siano come maestri che, incidanto, progettando, programmando, insegnando a piccole dosi, dando esempi concreti, formino le persone, i partecipanti ai loro gruppi ad essere cuori traboccanti di lode.

Tratto dal volume "Come partecipare ...ai gruppi di preghiera del RnS di P. Alirio Josè Pedrini - Edizioni RnS

Ultimo messaggio della Madonna a Medjugorie

Inviato il 29/9/2008 a 09:13
Messaggio a Mirjana 2 Settembre 2008
Cari figli! Oggi radunati attorno a me, con il mio Cuore materno vi invito all’amore verso il prossimo. Fermatevi figli miei. Guardate negli occhi del vostro fratello Gesù mio Figlio. Se vedete la gioia, gioite insieme a lui. Se negli occhi di tuo fratello c'è il dolore, allontanatelo con la vostra mitezza e bontà, perché senza l’amore siete persi. L’amore è l'unico efficace, fa i miracoli. L’amore vi darà l’unione in mio Figlio e la vittoria del mio Cuore. Perciò figli miei amate”.


Ancora una volta la Madonna ha invitato alla preghiera per i nostri pastori. Ha benedetto tutti i presenti e tutti gli oggetti sacri.

Per chi ha bisogno di aiuto spirituale

Inviato il 18/9/2008 a 09:57

In molti mi stanno scrivendo perchè vittime di maghi, satanisti ecc. o di chi li frequenta.

Potete trovare aiuto su www.aiutonline.org

 

Oppure contattatemi via email all'indirizzo cristotiaiuta@libero.it

 

 

 

I Doni dello Spirito Santo

Inviato il 17/9/2008 a 08:54
 

 

   Per attuare in pienezza la vita nuova nello Spirito e rimanere fedele alla sua realtà di figlio, il cristiano viene munito di molteplici aiuti divini che gli sono comunicati dallo Spirito Santo, come i doni infusi al battesimo, le virtù teologali e cardinali, i carismi e i frutti. In questa sede consideriamo i doni e le virtù.
   Secondo la tradizione cristiana sono sette i doni dello Spirito Santo, conformemente al testo di Isaia 11,2-3 nella versione greca dei LXX. Tuttavia non è tanto importante determinare il numero dei doni, quanto capirne il significato. Nella Scrittura il numero sette indica la pienezza o la perfezione dello Spirito che viene riversato sul Messia, il quale raccoglie in sé e porta a compimento le virtù degli antenati. Questi medesimi doni sono comunicati al cristiano il giorno del suo battesimo e confermati con il sacramento della cresima. Essi sono il patrimonio spirituale che lo accompagna per tutta la vita e ogni battezzato ne può liberamente usufruire.
   Tommaso d’Aquino definisce l’essenza e la funzione dei doni dello Spirito Santo in questi termini: «I doni sono perfezioni dell’uomo, con i quali l’uomo è disposto ad assecondare benevolmente l’istinto divino». I doni perciò sono delle disposizioni interiori che lo Spirito Santo infonde nell’animo per predisporlo a seguire prontamente e docilmente le sue ispirazioni.
   Infatti l’uomo, pur avendo la grazia santificante, non possiede in modo perfetto la natura divina e quindi necessita di altri aiuti spirituali che lo rendano abile e pronto a compiere quegli atti che sono conformi alla volontà divina e alla sua verità. Con i doni dello Spirito Santo il cristiano acquista una certa connaturalità con la sfera divina ovvero un istinto divino, con il quale vive e agisce secondo Dio e non più secondo le sole capacità umane. In ciò sta la differenza tra i doni e le virtù teologali e cardinali, in quanto queste dispongono l’uomo a muovere se stesso verso il fine soprannaturale secondo il modo umano di conoscere ed amare; mentre i doni dello Spirito sono dati affinché l’uomo sia pronto ad agire in conformità al modo di vedere e di pensare di Dio, cioè sia totalmente mosso dallo Spirito di Dio.
   Secondo tale prospettiva alcuni doni sono dati per perfezionare l’intelligenza umana (intelletto, scienza, sapienza e consiglio); altri per muovere la volontà umana (pietà, fortezza, timore di Dio). Ad essi corrispondono armonicamente le sette virtù cristiane: tre teologali (fede, speranza e carità) e quattro cardinali (giustizia, fortezza, prudenza, temperanza).

DONI INTELLETTIVI
   I doni intellettivi sono rapportati alle verità proposte dalla fede, in modo che siano capite e vissute con profonda chiarezza interiore, sia le verità che riguardano il mistero di Dio sia quelle che si riferiscono alla cose create e agli uomini.
   Il dono dell’intelletto ha il compito di penetrare intimamente (“intus legere” = leggere dentro), cioè di leggere dentro le verità accolte mediante la fede e capirle nella loro profondità e nel loro autentico valore. La virtù della fede è una semplice adesione alla verità rivelata, mentre il dono dell’intelletto dà una percezione viva e una retta comprensione di essa sia nell’aspetto teorico che pratico. Pertanto con il dono dell’intelletto non sono date all’uomo nuove verità o nuove concezioni, ma semplicemente è data l’intelligenza o percezione delle verità di fede, con la giusta valutazione del loro significato vitale e con l’esatta distinzione della verità dagli errori. Il dono dell’intelletto perciò perfeziona e approfondisce la virtù della fede.

L'intelletto è una luce soprannaturale, che illumina l'occhio dell'anima fortificandola e donandole una più estesa vista sulle cose divine.
L'intelligenza ci fa apparire le cose spirituali come nuda Verità (S.Tommaso).
Si rivela la bellezza piena d'incanto dei misteri di Dio ed appaiono armonie nuove che portano ad una dolcezza infinita. Tutto sembra nuovo all'anima, la Verità è colta in maniera più completa.
La condizione indispensabile per il dono dell'intelletto è la purezza di cuore : un cuore puro è un cuore sincero, limpido, leale, trasparente, libero da ogni male.
"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti ed agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli." (Mt.5,8).
Bisogna essere piccoli, lasciarsi purificare, spogliarsi di tutto, anche delle certezze più assolute. Il dono dell'intelletto dona all'anima una conoscenza profonda della propria vita, le fa capire i disegni di Dio facendola raggiungere lo scopo della sua esistenza.


   Il dono della scienza riguarda il giudizio nei confronti delle verità di fede, per mezzo del quale l’uomo riesce a distinguere ciò che si deve credere ovvero che è conforme alla volontà di Dio e alla sua verità da ciò che si oppone ad essa od ostacola e ottenebra la sua attuazione. Il suo oggetto proprio non è il mistero di Dio in se stesso, come per il dono dell’intelletto, ma tutte le realtà create che sono collegate con Dio e da lui dipendono. In tal modo il dono della scienza fa capire all’uomo che le creature non sono il bene ultimo e assoluto, sono invece rapportate al bene sommo e ad esso sottomesse. Pertanto il cristiano, con il dono della scienza, può ordinare se stesso e l’uso delle cose create al bene divino e non scambiare i beni creati con l’unico vero bene che è Dio. A questo scopo mette a disposizione la virtù della temperanza, con il cui esercizio sa disporre giustamente di tutto quello che possiede, senza eccedere nell’abuso o nel disprezzo né delle cose né di se stesso. La temperanza prepara e accompagna l’attuazione del dono della scienza, il quale, a sua volta, ne diventa il rafforzamento e il perfezionamento.

"Grazie al dono della scienza ci è dato conoscere il vero valore delle creature nel loro rapporto col Creatore.
Grazie ad essa
- scrive S.Tommaso - l'uomo non stima le creature più di quello che valgono e non pone in esse, ma in Dio, il fine della propria vita."(Giovanni Paolo II).
Il dono della scienza insegna a fare ringraziamento e offerta di ogni cosa creata perché ci è stata data per aiutarci nel cammino verso Dio. La scienza suggerisce un ordinato e illuminato distacco dalle creature per entrare in armonia e in profonda comunione con esse e assaporarne tutta la bellezza come riflesso della bellezza di Dio.
Nel Siracide leggiamo :"...pose lo sguardo nel cuore degli uomini per mostrare loro la grandezza delle sue opere", "I loro occhi contemplarono la grandezza della sua gloria e i loro orecchi sentirono la magnificenza della sua voce".
Il dono della scienza è sorgente di lode, di canto ed è fonte di libertà interiore che porta alla contemplazione di Dio.


   Il dono della sapienza consente all’uomo la contemplazione delle verità rivelate con amore, cioè con l’adesione del cuore. Nel rapporto con Dio non basta conoscere intellettivamente il suo mistero, ma occorre aderirvi con tutto il proprio essere, con tutto l’amore. Infatti, mediante l’amore l’uomo si unisce a Dio formando un solo Spirito con Lui ed effondendosi in una profonda comunione affettiva. Sotto questo aspetto il dono della sapienza completa il dono dell’intelletto e pone in esso uno slancio sempre più intenso di desiderare la conoscenza diretta di Dio e la piena unione con lui, che si avrà alla fine della vita nella visione beatifica. Questo desiderio è sorretto dalla virtù della speranza, che consiste precisamente nel coltivare nel cuore umano l’anelito alla vita eterna come all’unico proprio bene, che diventa luce e nutrimento salutare lungo il cammino cristiano.
   Il dono del consiglio abilita l’uomo a compiere le proprie azioni in ordine al fine ultimo voluto da Dio. Ciò comporta che il cristiano, con il dono del consiglio, accoglie dentro di sé la ragione stessa di Dio, le sue motivazioni, i suoi pensieri, le sue prospettive, le quali dirigono l’intelletto umano a comprendere le cose e gli avvenimenti nel senso giusto, quello voluto da Dio, soprattutto in alcuni casi particolari in cui si può avere incertezza o dubbio. Alle volte il dono del Consiglio illumina l’uomo ad attuare delle scelte che vanno al di là della semplice concezione o saggezza umana o anche al di là della stessa legge, ponendolo in uno stato di interiore illuminazione e libertà. Tale dono si accompagna ed è sorretto dalla virtù della prudenza, che rende l’uomo capace di vagliare il momento in cui deve agire con decisione senza lasciarsi condizionare da situazioni o da atteggiamenti puramente terreni, ma con la forza di seguire il disegno divino qualunque siano gli effetti, con la consapevolezza che la sapienza di Dio oltrepassa i progetti umani e conduce sempre al bene per se stesso e per gli altri.

"Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto."(Rm. 12,2)
Il dono del consiglio ci fa attuare il proposito di vivere secondo il Vangelo nelle situazioni concrete : ci ispira scelte conforme alla volontà di Dio, ci aiuta a risolvere i problemi della condotta personale.
E' una specie d'intuizione soprannaturale che aiuta a giudicare prontamente e sicuramente ciò che conviene fare e decidere, senza esitazioni e dubbi, anche nei casi difficili.
Lo Spirito ci mette in piena sintonia con Dio e ci fa realizzare il proposito di vivere secondo la sua volontà, e viene in aiuto della nostra debolezza perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare.
Occorre essere docili, sottomessi alla mozione dello Spirito, cioè non ostacolarne l'azione: il dono del consiglio richiede alcune disposizioni fondamentali tra cui un profondo sentimento della nostra impotenza ed incapacità, che solo può attirare lo Spirito di Dio ad agire in noi. E' necessaria anche la semplicità e la retta intenzione che ci libera da riguardi e considerazioni umane e ci indirizza con purezza di cuore a Dio.

DONI VOLITIVI
   I doni volitivi perfezionano la volontà umana in modo che si ponga in perfetta sintonia e disponibilità alla volontà divina e al suo amore.
   Il dono della pietà ha la funzione di offrire a Dio un culto autentico e appropriato alla sua realtà di Padre e Signore. Tale culto è dato dall’amore filiale verso di lui e dal riconoscimento della sua sovranità. Il cristiano, mosso dallo Spirito, onora e prega Dio in quanto lo considera Padre e Signore ed ha verso di lui un affetto filiale e una sottomissione obbediente. Tale dono completa la virtù della giustizia intesa nel senso religioso di dare a Dio ciò che a lui compete quale Creatore di tutte le cose e di rivolgersi a lui quale unico vero Dio, il quale vuole la salvezza di tutti i suoi figli. Con il dono della pietà e la virtù della giustizia l’uomo si allontana dall’idolatria o dai culti esoterici e pagani, per orientare tutta la sua vita al culto di adorazione dovuto al Signore rivelatosi in Cristo suo Figlio.

La pietà, come dono dello Spirito Santo, ci rende capaci di rispondere all'amore misericordioso di Dio con un attaccamento filiale fatto di vigilanza e tenerezza, che si traduce in un'obbedienza pronta e gioiosa verso Dio e un'attenta misericordia verso il prossimo. (A.Doneda)
La consapevolezza dell'amore di Dio permette all'anima di volgere lo sguardo a Lui. Ci sentiamo figli protetti, custoditi in mani sicure, perché sappiamo che il suo perdono è amore, non giustizia.
Consapevole della propria povertà, la creatura si abbandona al suo Creatore per riceverne consolazione.
Dio ama e attende da ciascuno una risposta al suo amore.
Negli avvenimenti di ogni giorno e nelle prove più difficili, questo dono ci fa essere pronti ad ogni sacrificio, per amore di un Padre così tenero che in tutti gli eventi opera solo per il bene dei suoi figli. E' il dono della pietà che trasforma il nostro cuore e vi infonde gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù.


   Il dono della fortezza comporta la fermezza d’animo richiesta sia nel fare il bene sia nel sopportare il male, in particolare quei beni e quei mali che si presentano molto ardui e impegnativi. Con questo dono il cristiano viene rafforzato in modo tale che non deve lasciare di fare il bene a causa delle difficoltà, né deve essere sopraffatto dal male a motivo delle grandi sofferenze da affrontare. Lo Spirito Santo viene in soccorso dell’uomo aiutandolo a superare tutte le contrarietà e restare fedele alla volontà di Dio, fino al punto estremo di vivere le prove più difficili come fossero le più amabili e persino dilettevoli. È naturale vedere come il dono della fortezza si unisca alla virtù della fortezza per formare un unico robusto baluardo contro qualsiasi ostacolo che si voglia opporre sul cammino che conduce alla vita eterna e alla totale comunione con Dio.
La fortezza è l'espressione della fede matura, provata da tutto quello che il maligno può scatenare dentro di noi e intorno a noi per vincere la debolezza umana.
A sostegno della fortezza Dio ci offre se stesso e la sua parola.
"Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui."(Gv. 14,23)
L'impegno perseverante delle virtù morali, porta come frutto il gaudio spirituale.
La fortezza è dono della bontà di Dio e frutto della redenzione : Maria, la Madre di Dio, è donna forte nei disagi, nei pericoli, nel silenzioso servizio quotidiano nella famiglia, più ancora ai piedi della croce, ed è oggi modello di fortezza per tutti.
Gesù, l'Emmanuele, "Dio con noi" può trasformare la debolezza dell'uomo in fortezza, la croce nella gloria della resurrezione.

   Per quanto riguarda il dono del timore di Dio, occorre precisare che non si tratta della paura servile di chi non accetta la signoria divina e si chiude in se stesso, e ciò è sempre un dato negativo, piuttosto esso indica l’atteggiamento di colui che vuole aderire a Dio per timore del peccato quale offesa di Dio Padre e separazione dal suo amore salvifico. In tal senso il dono del timore è mosso e animato dalla virtù della carità , che spinge l’uomo ad allontanarsi dal male per non offendere il Signore e ad obbedire a Dio unicamente per amore, trovando in ciò la piena soddisfazione e il compimento della propria felicità. Il timore di Dio va capito in unione con la carità, che ne è come l’anima e il dinamismo interiore che gli offre gioia e freschezza.
   I sette doni e le sette virtù costituiscono un tesoro spirituale immenso, che ogni cristiano porta dentro di sé, ma che purtroppo non viene sempre sufficientemente valorizzato e compreso. Da qui l’urgenza e l’importanza di riscoprirne e riviverne il significato e il valore, affinché esso rifiorisca nell’animo e sia utilizzato per la propria santificazione.

"Venite, figli, ascoltatemi; vi insegnerò il timore del Signore"(Sal. 34,12)
Mentre l'amore ci fa accelerate il passo, il timore ci induce a guardare dove posiamo il passo per non cadere.
Il timore servile induce a fuggire il peccato per evitare le pene eterne dell'inferno: è un timore buono, che per molti uomini lontani da Dio rappresenta il primo passo verso la conversione e l'inizio dell'amore, è una grande difesa contro le tentazioni e le attrattive del male.
Il cristiano è mosso dall'amore divino ed è chiamato ad amare: quando l'amore elimina ogni timore, questo si trasforma tutto in amore.
Il cristiano dunque deve coltivare il santo timore di Dio, per avere una percezione forte del senso del peccato, per non avere paura " di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima" ma avere santo timore di "Colui che può far perire e l'anima e il corpo...".
Il dono del timore è per eccellenza il dono della lotta contro il peccato.

L'azione personale dello Spirito Santo secondo i Vangeli sinottici

Inviato il 17/9/2008 a 08:52

L'azione personale dello Spirito Santo secondo i Vangeli sinottici

Udienza Generale — 19 Settembre 1990

1. Nel Nuovo Testamento, lo Spirito Santo si fa conoscere come Persona sussistente col Padre e col Figlio nell'unità trinitaria, attraverso l'azione che gli viene attribuita dagli autori ispirati. Non sempre si potrà passare dall'azione a una «proprietà» della Persona in senso rigorosamente teologico; ma per la nostra catechesi è sufficiente scoprire ciò che lo Spirito Santo è nella realtà divina mediante i fatti dei quali, secondo il Nuovo Testamento, egli è il protagonista. E questa del resto è la via seguita dai padri e dottori della Chiesa.

2. Nella presente catechesi limitiamoci a richiamare alcuni testi dei sinottici. In seguito, ricorreremo anche agli altri libri del Nuovo Testamento.

Abbiamo visto che nella narrazione dell'annunciazione lo Spirito Santo si manifesta come colui che opera: «Scenderà su di te, - dice l'angelo a Maria - su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35). Possiamo dunque riconoscere che lo Spirito Santo è principio di azione, specialmente nell'incarnazione. Proprio perché è l'eterno Amore (proprietà della Terza Persona), si attribuisce a lui il potere dell'azione: una potenza d'amore.

I primi capitoli del Vangelo di Luca più volte parlano dell'azione dello Spirito Santo nelle persone strettamente legate al mistero dell'incarnazione. Così in Elisabetta, che in occasione della visita di Maria è riempita di Spirito Santo e saluta la sua benedetta parente sotto l'ispirazione divina. Così, ancor più, nel santo vecchio Simeone, al quale lo Spirito Santo si era manifestato in modo personale, preannunziandogli che avrebbe visto il «Messia del Signore» prima di morire. Sotto l'ispirazione e la mozione dello Spirito Santo egli prende il Bambino tra le braccia e pronuncia quelle parole profetiche che comprendono in una sintesi così densa e commovente tutta la missione redentrice del Figlio di Maria (Lc 2,27ss). Più di qualsiasi altro la Vergine Maria si trovò sotto l'influsso dello Spirito Santo, il quale certamente le diede l'intima percezione del mistero e la spinta dell'anima all'accettazione della sua missione e al canto di esultanza nella contemplazione del piano provvidenziale della salvezza.

3. In questi santi personaggi si delinea come un paradigma dell'azione dello Spirito Santo, Amore onnipotente che dà luce, forza, consolazione, slancio operativo. Ma il paradigma è ancora più visibile nella vita dello stesso Gesù, che si svolge tutta sotto l'impulso e la direzione dello Spirito, attuando in sé la profezia di Isaia sulla missione del Messia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi» (Lc 4,1-8; cf. Is 61,1). Sappiamo che Gesù lesse a voce alta queste parole profetiche nella sinagoga di Nazaret e affermò che sin da quel momento esse trovavano compimento in lui.

In realtà le azioni e le parole di Gesù erano l'attuazione della missione messianica in cui operava, secondo l'annuncio del profeta, lo Spirito del Signore. L'azione dello Spirito Santo era nascosta in tutto lo svolgimento di questa missione, compiuta da Gesù in modo visibile, pubblico, storico; questa perciò testimoniava e rivelava, secondo le dichiarazioni di Gesù a cui fan capo gli evangelisti e gli altri autori sacri, anche l'opera e la persona dello Spirito Santo.

4. A volte gli evangelisti sottolineano in modo particolare quella presenza attiva dello Spirito Santo in Cristo. Così quando parlano del digiuno e della tentazione di Cristo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1). L'espressione usata dall'evangelista presenta lo Spirito come una Persona che ne conduce un'altra. Questo rilievo dato dagli evangelisti all'azione dello Spirito Santo in Cristo significa che la sua missione messianica, essendo volta a sconfiggere il male, comporta sin dall'inizio la lotta con colui che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44): lo spirito del rifiuto del regno di Dio. La vittoria di Cristo su Satana all'inizio dell'attività messianica è il preludio e l'annuncio della sua definitiva vittoria nella croce e nella risurrezione.

Gesù stesso attribuisce allo Spirito Santo questa vittoria a ogni tappa della sua missione messianica: «Io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio», egli afferma (Mt 12,28). In questa lotta e in questa vittoria di Cristo si manifesta dunque la potenza dello Spirito, che ne è l'intimo fautore e l'instancabile operatore. Per questo Gesù ammonisce con tanto vigore i suoi ascoltatori sul peccato, chiamato da lui stesso «la bestemmia contro lo Spirito Santo» (Mt 12,31-32; cf. Mc 3,29; Lc 12,10). Anche qui le espressioni usate dall'evangelista presentano lo Spirito come Persona. Infatti viene stabilito un confronto tra chi parla contro la persona del Figlio dell'uomo e chi parla contro la persona dello Spirito Santo (Mt 12,32; Lc 12,10) e l'offesa fatta allo Spirito viene dichiarata più grave. «Bestemmiare contro lo Spirito Santo» vuol dire mettersi dalla parte dello spirito delle tenebre, così che l'uomo si chiude interiormente all'azione santificatrice dello Spirito di Dio. Ecco perché Gesù dichiara che tale peccato non può essere perdonato «né in questo mondo, né in quello futuro» (Mt 12,32). Il rifiuto interiore dello Spirito Santo è il rifiuto della fonte stessa della vita e della santità. L'uomo allora si esclude da solo e liberamente dall'ambito dell'azione salvifica di Dio.

L'ammonimento di Gesù sul peccato contro lo Spirito Santo include, almeno implicitamente, un'altra rivelazione della Persona e dell'azione santificatrice di questa Persona della Trinità, protagonista nella lotta contro lo spirito del male e nella vittoria del bene.

5. Sempre secondo i sinottici, l'azione dello Spirito Santo è la fonte della più profonda gioia interiore. Gesù stesso sperimentò questa particolare «esultanza nello Spirito Santo» quando pronunciò le parole: «Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto» (Lc 10,21; cf. Mt 11,25-26). Nel testo di Luca e Matteo seguono le parole di Gesù sulla conoscenza del Padre da parte del Figlio e del Figlio da parte del Padre: conoscenza che viene comunicata dal Figlio proprio a quei «piccoli». E dunque lo Spirito Santo che anche ai discepoli di Gesù dà non solo la potenza della vittoria sul male, sugli «spiriti maligni» (Lc 10,17), ma anche la gioia soprannaturale della scoperta di Dio e della vita in lui mediante il suo Figlio.

6. La rivelazione dello Spirito Santo mediante la potenza dell'azione che riempie tutta la missione di Cristo accompagnerà anche gli apostoli e i discepoli nell'opera che svolgeranno per divino mandato. Lo annuncia loro Gesù stesso: «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). Anche quando sulla via di questa testimonianza incontreranno persecuzioni, carcerazioni, interrogatori in tribunali, Gesù assicura: «Vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt 10,19-20). A parlare sono le persone; una forza impersonale può muovere, spingere, distruggere, ma non può parlare. Lo Spirito invece parla. Egli è l'ispiratore e il consolatore nelle ore difficili degli apostoli e della Chiesa: altra qualificazione della sua azione, altra luce accesa sul mistero della sua Persona.

7. Possiamo dunque affermare che nei sinottici lo Spirito Santo si manifesta come Persona che opera in tutta la missione di Cristo, e che nella vita e nella storia dei seguaci di Cristo libera dal male, dà la forza nella lotta con lo spirito delle tenebre, elargisce la gioia soprannaturale della conoscenza di Dio e della testimonianza a lui anche nelle tribolazioni. Una Persona che opera con potenza divina anzitutto nella missione messianica di Gesù, e in seguito nell'attrazione degli uomini verso Cristo e nella direzione di coloro che sono chiamati a prendere parte alla sua missione salvifica.

Vengelo del Giorno

Inviato il 17/9/2008 a 08:49

Vangelo
Lc 7, 31-35
Dal vangelo secondo Luca.
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione, a chi sono simili?
Sono simili a quei bambini che stando in piazza gridano gli uni agli altri:
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; vi abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!
E` venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.
E` venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.
Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli» .

Commento al Vangelo del Giorno

Inviato il 17/9/2008 a 08:48
MERCOLEDI DELLA XXIV SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Capriccio e testardaggine sono gli atteggiamenti che impediscono di accogliere le proposte di Dio con semplicità.
Dobbiamo domandarci se non siamo come quei bambini che ad ogni proposta vogliono sempre il contrario. Dio ha un progetto di salvezza per tutti noi e lo respingiamo, perché non è secondo la nostra logica, la nostra attesa. Giovanni? È troppo severo. Gesù? È troppo lasso. Siamo chiusi nel nostro io e ciò ci impedisce di ricevere il dono di Dio.
Se rimaniamo attaccati a noi stessi, al nostro io, cioè, se restiamo al centro della nostra vita non saremo capaci di camminare nella via della salvezza. La strada da percorre è distaccarsi dall’io, per mettere Dio e il suo progetto al centro della nostra vita in un continuo cammino di conversione.
Nei versetti che precedono il brano di oggi sono presentati i peccatori e i pubblicani che hanno accolto la salvezza, invece i farisei ed i dottori della legge l’hanno rifiutata.
La conversione iniziale è solo l’inizio della strada, se la conversione non avviene ogni giorno non è vera conversione. Ad ogni momento possiamo tornare indietro e riprendere i nostri capricci e testardaggini. Le vie del Signore non sono le nostre vie.
Parola chiave: Semplicità e umiltà.

Per Rossana e tutte le persone che subiscono le influenze di Satana

Inviato il 15/9/2008 a 02:59

Carissimi fratelli e sorelle,

come è scritto nel mio blog, io non sono un sacerdote nè una suora ma una semplice donna cristiana.

A tutti coloro che hanno bisogno di aiuto perchè in contatto con persone che praticano stregoneria, magia e satanismo, consiglio secondo quanto insegna la Chiesa Cattolica di:

 

1) Cercare un prete esorcista e parlarne con lui

2) Non frequentare più le persone che praticano magia, spiritismo, stragoneria, satanismo ecc.

3)Chiedere a Gesù Cristo con una sepmlice preghiera personale di essere liberati da ogni male

4) Confessarsi

5)Partecipare alla S. Messa il più possibile e ricevere l'Eucarestia

6)Recitare il Santo Rosario possibilmente ogni giorno

7)Far benedire la propria casa ( basta chiederlo al parroco o a un qualsiasi sacerdote)

 

VISITATE IL SITO

www.aiutonline.org

 

troverete nel dettaglio le preghiere e i sacerdoti da contattare.

 

Se

volete chiedermi un consiglio personale potete scrivermi all'indirizzo email cristotiaiuta@libero.it

 

Prego per voi

PER ROSSANA con tanto ritardo....

Inviato il 15/9/2008 a 02:52

Cara Rossana, in riferimento al commento di aiuto che hai scritto ad aprile, ti invito a scrivermi privatamente al mio indirizzo email cristotiaiuta@libero.it.  Posso aiutarti.

Mi scuso per essermi assentata così a lungo

Inviato il 25/3/2008 a 02:27

Vangelo di oggi

Inviato il 25/3/2008 a 02:25

Vangelo
Gv 20, 11-18
Dal vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» . Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto» .
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» . Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo» .
Gesù le disse: «Maria!» . Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» , che significa: Maestro!
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» .
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

Commento al Vangelo

Inviato il 25/3/2008 a 02:25

Sai com'è andata quella prima domenica di Pasqua? Sono state delle donne, delle donne??? Sì, perché gli apostoli morivano di paura, avevano timore di fare la stessa fine di Gesù, e allora le donne, la domenica dopo la morte di Gesù, sono andate al sepolcro, sono andate all'alba perché un po' di paura dei Giudei ce l'avevano anche loro, in realtà perché quell'alba doveva risplendere di una nuova luce nuova, una luce ancor più intensa del primo sole della Creazione: era infatti una nuova creazione. Grazie a quella mattina di Pasqua, grazie alla Resurrezione di Gesù, siamo infatti uomini e donne nuove! Però scusami, riprendo il racconto.
Quando sono arrivate al sepolcro, la pietra era spostata, il sepolcro era vuoto. Subito pensarono che qualcuno avesse rubato il corpo di Gesù. Come se aprendo l'uovo, qualcuno ti avesse rubato la tua sorpresa... Cavolo! Ci saresti restato male! In questo caso però non era una cosa, se pur preziosa, era una persona amata, una persona per la quale un pugno di uomini avevano giocato la loro vita, una persona che aveva detto che avrebbe cambiato la storia. Quel sepolcro vuoto era il crollo di tutte le speranze.
Maria Maddalena, la più giovane delle donne, corre dagli Apostoli e grida: "Hanno portato via il Signore". Prova ad immaginare, sarà arrivata trafelata, con il cuore in gola, le parole quasi non le uscivano e i poveri apostoli non capiscono niente! Forse gli apostoli stavano ancora riposando, e come spesso succede quando una donna racconta qualcosa, non le hanno creduto.
Ma era tanta l'insistenza della Maddalena, chissà se si sono preoccupati di darle un po' d'acqua per farle riprendere fiato, che Pietro e Giovanni si sono messi a correre per raggiungere il sepolcro. Arriva per primo Giovanni, perché era più giovane, ma lascia entrare Pietro, perché sarà lui il capo della Chiesa, e vedono il sudario per terra: E' PROPRIO VERO. NON C'E' IL CORPO DI GESU' MORTO. Chi può aver trafugato un cadavere? Il Vangelo non ci riporta nessun commento, sono arrivati correndo, se ne vanno lentamente. Sono tristi, sconsolati, non capiscono. Delusi ancor più. L'hanno visto morire, come un malfattore, avrebbero potuto conservare il cadavere in ricordo di quei tre anni trascorsi con lui, in fondo era stata una bella esperienza, anche se adesso ciascuno se ne sarebbe ritornato a casa sua.
Verrebbe voglia di essere un passerotto, per aspettare in quest'alba nuova: "PIETRO, GIOVANNI, ma è chiaro che non c'è il CADAVERE DI GESU' MORTO, PERCHE' GESU' E' VIVO. E quando uno è vivo, non può essere contemporaneamente morto, GESU' E' RESUSCITATO, non solo con lo spirito, ma anche con il Corpo...". Però ancora loro non capiscono, rimangono troppo chiusi in se stessi e se ne vanno.
Maria invece, rimane, lei ha amato così tanto Gesù che non si rassegna a non avere nemmeno la consolazione del suo corpo. E mentre piange, vede un Uomo, lo scambia per l'ortolano, gli chiede: "L'hai preso tu il corpo del Signore? Se l'hai preso tu, dimmelo, sono disposta a pagarti, sono disposta a darti tutto quello che ho, ti prego restituiscimelo"."MARIA". Solo una persona è capace di pronunciare il tuo nome in questo modo, solo una persona rivela la tua identità pronunciando il tuo nome e questi è: "GESU', RABBONI', MAESTRO MIO (così lo chiamava confidenzialmente Maria Maddalena). Gesù non sei morto, sei VIVO, io ti vedo, ti tocco, ascolto la tua voce". "Maria, non mi trattenere, và dai miei fratelli e dì loro che io sono VIVO. E Maria, va, anche questa volta correndo, però questa volta la sua voce esce chiara, non è più triste, spaventata, è felice: GESU' E' VIVO!
Da quel primo annuncio, oggi in molte parti del mondo si conosce, si ama, si è incontrato GESU' VIVO, nello stesso tempo, però, oggi nel mondo sono tante le persone che attendono un annuncio di liberazione e di Vita Nuova.

Lazzaro, un lebbroso della nostra missione di Belo Horizonte (Brasile) è riuscito a compiere il miracolo della risurrezione. Attraverso la testimonianza di una Vita che va oltre ogni apparenza di morte e di dolore, ha restituito ad un giovane il vero senso della vita.
Lazzaro è un lebbroso, ricoverato in un lebbrosario poco distante dalla nostra missione di Belo Horizonte, in Brasile. Da 40 anni prigioniero di queste mura, ormai inchiodato a letto, deformato dalla malattia, è paradossalmente l'immagine vivente della gioia di vivere.
Coi suoi moncherini suona la fisarmonica per accogliere chiunque vada a visitarlo. In questa anticamera della morte, con la sua fede e la sua gioia, Lazzaro è un canto di lode alla vita, quella Vita vera che ha il potere di far risuscitare i morti.
Lazzaro ha compiuto questo miracolo con Antônio, un giovane con una vita sballata alle spalle. Cantante in un complesso rock, non trovava più senso ad una vita vuota che trascinava, ormai, senza forza, senza voglia, senza entusiasmo.
Con la disperazione nel cuore, un giorno è giunto alla Missione ed ha confidato il suo dramma ad un nostro missionario. Desiderava parlare, dialogare.
Il missionario, però, stava uscendo per una visita al lebbrosario, ma subito intuì che il dialogo più efficace per Antônio sarebbe stato l'incontro con chi lotta per poter sopravvivere alla lebbra.
L'invito fu spontaneo: "Ora non posso stare con te perché mi attendono dei fratelli molto speciali. Se vuoi puoi accompagnarmi".
L'incontro con Lazzaro ha sconvolto Antônio. "Lazzaro non ha niente, è quasi cieco, deformato, senza speranze umane eppure ha voglia di vivere, di amare, mi accoglie. Suona per me e mi sorride, trasmettendomi una pace, una gioia nuova. Ed io che sono giovane, che ho forza, salute, amici mi trascino senza voglia di vivere, di amare. Ora basta! Ho capito che esiste una vita con Vita".
Antônio, dopo questo incontro ha ricominciato a vivere. Oggi suona per Dio in un piccolo complesso che ha messo su con i suoi amici. A chi lo incontra racconta la sua storia e non si stanca di ripetere: "I miracoli esistono. Ero morto e sono tornato alla vita. Il lebbroso Lazzaro ha fatto risuscitare un morto!"

Inviato il 21/3/2008 a 07:38
VENERDI SANTO «IN PASSIONE DOMINI»

Oggi in tutte le Chiese del mondo si adora la Croce, non si celebra l'Eucaristia, ma "si volge lo sguardo verso colui che hanno trafitto". Ogni parola sembra stonata, ogni gesto si congela nella rigidità dell'incomprensione per ciò che accade. Accogliamo con il cuore queste parole:

Vi chiedo solo di guardarlo,
odiato, ma privo di risentimento;
la faccia piena di sputi, il volto offeso
ma raggiante come una processione di lampade.
Vi chiedo solo di guardarlo,
umiliato, tuttavia si dona;
la sua nudità rivestita di sudore
e lacrime di sangue
asciugate con i ricami dell'amore del Padre.
Vi chiedo solo di guardarlo
e di riconoscere in lui Dio semplice,
debole, fatto uomo, fratello.
Vi chiedo solo di guardarlo
e di aprire le braccia come Lui
per accogliere tutto il creato
e consegnarlo a Dio.

Josè M. Toro

Inviato il 21/3/2008 a 07:33

"Gesù in croce era tormentato da sete bruciante, da angoscia e accessi di febbre che provocavano tremiti e singulti, oltre al dolore causato dalle terribili ferite. Il peso del corpo gravava sulle sole braccia. Il respiro diventò difficoltoso e penoso. Fu costretto, con sofferenze atroci, a puntare sul chiodo che fissava i piedi per sollevarsi e per poter respirare.

Agonizzò sulla croce per tre ore.

La morte sopraggiunse quando Gesù non ebbe più forze per risollevarsi."

 

Don Chino Biscontin: Le ultime ore di Gesù, Edizioni Biblioteca Dell'Immagine

Venerdì Santo: Passione di nostro Signore Gesù Cristo

Inviato il 21/3/2008 a 07:31
Vangelo
Gv 18, 1 -19, 42
Dal vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?» . Gli risposero: «Gesù, il Nazareno» . Disse loro Gesù: «Sono io!» . Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse «Sono io» , indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» . Risposero: «Gesù, il Nazareno» . Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano» . Perché s'adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato» . Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?» .
Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E` meglio che un uomo solo muoia per il popolo» . Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?» . Egli rispose: «Non lo sono» . Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto» . Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» . Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» . Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?» . Egli lo negò e disse: «Non lo sono» . Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?» . Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?» .
Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato» . Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!» . Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno» .
Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?» . Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?» . Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?» . Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» . Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?» . Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» . Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?» . E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?» . Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!» . Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!» . E gli davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa» . Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!» .
Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» . Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa» . Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio» . All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?» . Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?» . Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande» . Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare» . Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!» . Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!» . Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?» . Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare» . Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» . Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei» . Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto» . I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!» . Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!» . E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete» . Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!» . E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dá  testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

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